I miei primi 40 anni: tre cose che NON porterò con me nei prossimi 40 (almeno)

Giu 18, 2017 | Crescita personale

Ok. Oggi è il mio compleanno! Anzi, IL compleanno!!
Oggi esco dagli enta e mi dirigo verso gli anta. E la cosa tra l’altro avviene in concomitanza di un trasloco epocale. Per 12 anni ho vissuto a Sermoneta, un bellissimo paesino sui Monti Lepini, che per me è stato come una culla e un rifugio in cui mi sono costruita e ricostruita tante volte. Proprio in questi giorni, sto cambiando casa e sto chiudendo questa fase della mia vita, così importante, densa, per dirigermi verso un nuovo entusiasmante capitolo.

Visto il tempismo perfetto, non ho potuto fare a meno di fare un bilancio.

Che cosa mi sto lasciando alle spalle, per andare dove? Di quali pesi mi sto liberando?

Ci sono tre cose, in particolare, che non porterò con me in questo nuovo viaggio.

Ho deciso di condividerle, perché sono convinta siano pesi di cui tutte dovremmo liberarci, prima o poi, durante il viaggio. Ecco, quindi, il resoconto di ciò che ho imparato a lasciare andare nei miei primi 40 anni!

 

ADDIO PERFEZIONISMO, È IL MOMENTO DI DIRE SI’!

Ho aspettato a lungo qualcosa che non c’è, invece di guardare il sole sorgere”.
Questa canzone di Elisa mi ossessionava quando è uscita, ormai 10 anni fa.

Anche io, per tanto tempo, mi sono domandata se andavo bene così com’ero. Sempre fuori dagli schemi, troppo creativa per i razionali e troppo razionale per i creativi, sembravo fuori luogo dappertutto! Fortunatamente, ho sempre fatto ciò che sentivo e non mi sono mai fatta limitare dai condizionamenti esterni.

Ma come tutti, anche io spesso mi sono messa limiti da sola, prima di imparare a riconoscere il mio valore. Volevo fare il lavoro dei miei sogni e camparci, e puntualmente ci riuscivo, ma nessuno capiva che lavoro facessi!

Mio padre addirittura, quando avevo 20 anni, mi disse che non era lavoro se non avevo timbrato il cartellino. Non che questo mi abbia mai fatto cambiare idea, ma sicuramente ha contribuito a darmi un’immagine di me come “quella stranetta”.

Per questo sono andata a vivere a Sermoneta: un luogo dove il costo della vita mi permetteva di continuare a vivere alla mie condizioni. E Sermoneta mi ha accolta come l’abbraccio di una seconda mamma, che non mi chiedeva di essere “normale”.

Ma in un certo senso, ero andata a nascondermici! Lì ho potuto creare la realtà che desideravo.
Ma quel senso di essere “strana” mi ha abbandonato solo molto tempo dopo!

Questo volermi nascondere me lo sono portato dietro per un po’
E alle volte mi ha limitato.

Ero convinta che avrei dovuto raggiungere la perfezione per potermi davvero esporre ed essere capita.

Da allora però, qualcosa è radicalmente cambiato in me! Non ho più alcun interesse a piacere a tutti.

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Sono sicura del mio valore, non mi sento più stranetta, ho voglia di aprirmi e di “dire di si”, cioè accettare anche di non essere perfetta o perfettamente capita, ma voglio condividere, mettermi in gioco, aprirmi alle possibilità.

Ho smesso di aspettare quello che non c’è!

 

MEGLIO GIOCARE CHE GIUDICARE

Nessuno è immune dal giudizio di se stesso e degli altri. Ma si può (e si deve) imparare a sospenderlo! Ho compreso che concentrarsi a commentare ciò che fanno gli altri, non ha alcun senso.

Ognuno ha la sua partita, il suo percorso, le sue sfide da affrontare…
Meglio essere focalizzati sulla propria strada!

E poi… giudicare gli altri in fondo non è così diverso da giudicare noi stessi.
Anche io pur facendo ciò che volevo, in fondo mi giudicavo “stranetta” per il fatto di seguire ed esplorare liberamente percorsi diversi da quelli della maggioranza.

Ora preferisco giocare al gioco della vita invece che indugiare in pensieri su come sono o come dovrei essere.

Per esempio…

Da un po’ di tempo, tutti i giorni, leggo libri per bambine. Mi piace capire quali messaggi veicolano e contemporanemante queste letture “nutrono” la mia bambina interiore. Considerato che sto per compiere 40 anni, da dove mi è presa questa passione per la letteratura dell’infanzia??

Non sarà che sono un po’ stranetta..No!

Questo pensiero mi è durato mezzo secondo il giorno che ho deciso di fare di questa passione un’abitudine quotidiana. Perchè non ho più voglia di giudicare ogni mia singola azione.
Voglio lasciare delle aree di esplorazione totalmente irrazionali da seguire!
Dentro ognuno di noi c’è una parte bambina e una parte adulta.

La letteratura per l’infanzia mi piace perché dentro ci vedo la nuova educazione, i messaggi che formeranno le donne del futuro, ma credo anche che può essere un modo per gli adulti per riconnettersi con la parte bambina in modo semplice, senza concettualismi giganteschi.

Che cosa ci devo fare con questa cosa? Non lo so e mi va bene così! Qualcosa mi verrà in mente. Stay tuned!

 

NON C’È FRETTA (FINALMENTE)

A proposito di bambine.
Voglio raccontarti un momento epico della mia infanzia che dice parecchio su un mio difettuccio atavico: la fretta.
Quando avevo 5 o 6 anni, sono tornata a casa da scuola che dovevo imparare a memoria una poesia come compito a casa. Arrivo e casa, leggo la poesia.

La leggo UNA volta.
Poi inizio a piangere disperatamente per 4-5 ore perché ancora non l’ho imparata a memoria istantaneamente.
Fine della storia.

Non aggiungo altro perché questo aneddoto dice tutto quello che c’è da sapere sul mio rapporto con la fretta!!!

Finalmente, a 40 anni, sto imparando a relazionarmi con il tempo un po’ diversamente.

Nella mia vita precedente, ho contribuito a far fare alle aziende fatturazioni pazzesche. Ma spesso mi appagavo anche solo dell’eccitamento di raggiungere un traguardo, ma poi invece di costruire e solidificare il risultato, pensavo subito al traguardo successivo!

Così ho collezionato esperienze di innovazione e di successo, ma non ho dato ad alcuni progetti molto remunerativi il tempo di remunerarmi.
Fuor di metafora: potevo diventare milionaria ma ho avuto troppa fretta di imbarcarmi in progetti sempre nuovi che mi stimolassero.

Ho deciso per questo compleanno di farmi un regalo: smettere di voler correre a tutti i costi e fermarmi a guardare il panorama, a fare amicizia, e a coltivare l’orto.
Metaforicamente e non!

La natura infatti mi ha insegnato tanto da questo punto di vista. Le cose hanno i loro tempi, le loro stagioni, i loro cicli. Uno dei motivi per cui avevo tanta fretta, quando sono uscita di casa 22 anni fa, era essere economicamente indipendente e stabile, per poter fare la mia vita da “stranetta” e vivere alle mie condizioni senza dover rendere conto a nessuno dei miei valori. Ho galoppato, galoppato, galoppato, e sono sempre stata indipendente. E nel processo ho fatto diversi errori di valutazione.

Ora la fretta non ha più motivo di essere una mia compagna di viaggio: non mi fa crescere più.
Addio, fretta!

 

CIAO, IO VADO!

Sarò controcorrente, ma a me questa entrata nei 40 piace proprio!

Più passa il tempo e più mi sento libera e creativa. Sono anche felice di chiudere una fase della mia vita e lasciare Sermoneta. È  stato meraviglioso stare tra le sue braccia, ma ora non ne ho più bisogno!

Guardate che bello questo giardino è proprio sotto Sermoneta (capito da chi mi sono fatta cullare?!)

Sono assolutamente sicura delle mie idee e dei miei mezzi.

Non cerco più un rifugio. E quindi non vedo l’ora di buttarmi nelle prossime incredibili avventure!

Entro nei 40 creativa, introspettiva, coltivando i miei spazi, pensieri, tempo, in equilibrio. Fieramente adulta e fieramente bambina.

Ci vediamo dall’altra parte!!

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