Artista e imprenditrice: si può fare!

Lug 10, 2017 | Crescita personale, Le Storie delle Womanboss

ARTE E MERCATO SONO DAVVERO INCONCILIABILI?

Se sei un’artista e cerchi un modo per guadagnare grazie alla tua professione, è probabile che tu ti sia misurata spesso con l’eterno conflitto tra arte e mercato.

Sto parlando di quella sindrome che molti artisti hanno, per la quale da una parte vorrebbero vivere della loro opera, dall’altra, rabbrividiscono all’idea di dare un “prezzo” a quello che fanno, chiedere dei soldi al pubblico e relazionarsi con il sistema economico!

Molte persone sono a disagio o in conflitto con l’idea di essere al tempo stesso artiste e imprenditrici di se stesse.

Le figure dell’artista e dell’imprenditrice possono essere viste come inconciliabili, secondo gli stereotipi dominanti che le descrivono: sregolato e e umorale l’artista, calcolatore e senza anima l’imprenditore.

In verità, non c’è nulla di più sbagliato!

Questo è soltanto una delle credenze limitanti che possono impedirti di vedere le tue potenzialità come artista e imprenditrice.

Te ne elenco alcune:

1.   L’artista è creativa, l’imprenditrice è fredda e razionale.

L’arte non è solo sregolatezza, perché richiede disciplina continua, costanza, precisione e il dare una “forma” al caos.

Allo stesso tempo, l’imprenditrice non è necessariamente una persona calcolatrice freddamente in cerca un profitto, è qualcuno che vuole creare – letteralmente e metaforicamente – un’impresa, che prima non c’era e che contribuirà alla società, e da cui magari la cultura, la scienza, l’arte potranno beneficiare!

Quindi l’artista e l’imprenditrice, come puoi vedere, hanno già una cosa fondamentale in comune: sono due persone creative!

Come hanno dimostrato Arne Dietrich e Riam Kanso , ricercatori dell’Università americana di Beirut,  la creatività non è associata a una sola area del cervello (destra) come un tempo si riteneva.

Quando siamo creativi siamo “interi”, il cervello si attiva in tutte le sue aree, e il pensiero razionale e l’irrazionale lavorano in sinergia.

Questo capita sia all’artista – che prende l’ispirazione e la trasforma in materia – sia all’imprenditrice – che prende l’idea e la trasforma in impresa!.

Quindi, voglio darti questa notizia, se sei un’artista c’è la possibilità che da qualche parte, lì sotto, si nasconda anche un’imprenditrice.

 

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2. Essere imprenditore è limitante per la libertà di un’artista

Un’altra convinzione molto diffusa e molto limitante è che occuparsi di tutte le questioni commerciali ed economiche sia in qualche modo un limite alla libertà dell’artista, che per essere davvero libero deve essere al di sopra di tutto questo.

Ora, sebbene io possa concordare che essere imprenditori di se stessi sia molto faticoso, e certamente ti succhia alcune energie che, comprendo bene, vorresti dedicare a tempo pieno alla tua arte, voglio anche farti riflettere su una cosa.

In tutte le epoche gli artisti hanno beneficiato – e al tempo stesso si sono lamentati – di forme di protezione o commissione da parte di persone più ricche e potenti, e in quest’epoca dei consumi di massa, spesso gli artisti hanno dovuto davvero svendere se stessi a manager, produttori, editori, distributori, multinazionali per fare della propria passione un mestiere, guadagnando magari molto meno di tutti questi “intermediari”.

Ora io ti chiedo, qual è la vera libertà?

Poter essere TU a decidere come stare sul mercato, cosa sei disposta a compromettere e cosa assolutamente no, a che pubblico ti vuoi rivolgere; oppure, lasciare che tutte queste altre cose le decida qualcun altro per te?

Da artista imprenditrice, hai il potere di influenzare il mercato e non solo farne parte passivamente, facendoti trascinare dai suoi dettami.

Negli ultimi anni, grazie a internet, servono sempre meno “intermediari” a un artista per trovare un suo pubblico.

Questo significa che puoi vivere della tua arte, alle tue condizioni, purché tu stabilisca un legame con “i clienti giusti” e accetti di vender loro le tue opere.

E qui ti voglio, al punto 3…

3. L’arte non ha prezzo

Siamo d’accordo – da un punto di vista filosofico, l’arte fa parte di quelle cose che teoricamente non hanno prezzo.

Il fatto che abbia un valore assoluto, però, non significa che non abbia anche un valore economico.

Infatti, l’arte non è un capriccio, ma un bisogno immateriale per gli esseri umani, che per vivere bene la loro vita hanno avuto bisogno sin dall’antichità, di elaborare gli avvenimenti e di trovarne un significato, grazie al teatro, alla musica, alla narrazione, alle rappresentazioni visive, alla bellezza.

L’arte è pertanto a tutti gli effetti un servizio alla comunità.

Ti faccio una domanda: perché le persone ricompenserebbero volontariamente gli artisti di strada, se il valore di ciò che fanno fosse davvero “senza prezzo” e al di sopra di uno scambio materiale?

A tal proposito ti consiglio di guardare il bellissimo Ted Talk di Amanda Palmer, The Art of Asking.

Amanda è una icona del rock che per anni si è guadagnata  da vivere (bene) come mimo, per strada.

Nel suo talk e nel suo libro, racconta esattamente di come la sua esperienza le abbia mostrato il valore che le persone trovano in un semplice momento di connessione e intimità con l’artista, e di come siano disposte di loro spontanea volontà a dare un compenso, proprio perché riconoscono quel valore.

Forte di questa esperienza, Amanda nel 2012 ha raccolto 1 milione di euro dai suoi fan su Kickstarter per finanziare il suo disco!

Cioè, questi soldi le sono stati donati volontariamente.

La “transazione economica” qui non è un freddo atto privo di umanità, è la materializzazione di un rapporto di fiducia e di amore profondo tra artista e pubblico.

Senza il quale, d’altronde, l’artista non avrebbe i mezzi per fare ciò da cui il pubblico trae tanto piacere!

Quindi si, l’arte non ha prezzo, ma ha un valore sociale.

 

La sintesi di Orangioia, dopo un anno di Womanboss Academy

Un esempio di percorso da artista a artista/imprenditrice è Gioia Miccio, una delle  fantastiche 10 Womanboss (in questo articolo della settimana scorsa trovi le storie delle altre).

Il suo progetto da illustratrice, Orangioia,  è nato dal desiderio di portare l’arte e il disegno su oggetti di uso quotidiano.

Gioia, durante il suo percorso, ha dovuto scontrarsi proprio con le difficoltà comuni di cui ti ho parlato prima.

“Per me è stato complicato prendere dimestichezza con l’aspetto commerciale, cioè saper/dover dare un prezzo alle cose.

Riuscire a quantificare in moneta tutto l’enorme lavoro e passione che c’è dietro, e allo stesso tempo renderlo accessibile ai miei clienti, può essere una sfida.

Da una parte ovviamente è importante andare incontro al cliente, ma neppure bisogna svendersi.

Se per alcuni oggetti che produco non riesco a trovare questo compromesso, decido magari di non metterle in vendita per il momento.

Bisogna selezionare le idee e renderle economicamente gestibili”.

Nel percorso di Gioia c’è una forte consapevolezza del suo rapporto con i suoi clienti:

“Certo sarebbe bello poter pensare solo alla parte artistica, ma a me piace che le mie cose girino, che stiano tra le mani delle persone e quindi, se voglio andare incontro a questa cosa, devo facilitare il terreno alle persone per renderle acquistabili.

Da una parte, delegherei volentieri la parte da “commerciante”, ma dall’altra, non lo potrei nè vorrei fare perché occupandomi direttamente dei clienti ho la possibilità di parlare con loro di cosa vogliono, di spiegare quello che faccio”.

Insomma, occupandosi direttamente della parte commerciale, Gioia ha modo di instaurare con i suoi clienti proprio quel rapporto di fiducia personale che crea valore per entrambe le parti!

Cosa che è fonte di soddisfazione anche per lei: “Non ho un vero e proprio negozio fisico, ma un laboratorio, un luogo dove posso creare e gestire liberamente. Ricevo le persone su appuntamento perché questa libertà di gestione per me è essenziale.

Avevo paura che fosse controproducente, ma invece i miei clienti mi hanno capita benissimo!”.

Cosa ha aiutato Gioia a superare gli ostacoli di questo percorso?

“Sicuramente, lavorare sulla parte emotiva e la mia sicurezza personale, riconoscendo un valore al prodotto.

Prima avevo la frustrazione di non vedere retribuito il mio lavoro.

E’ una questione di autostima: ho faticato per questi prodotti e quindi hanno un valore.

Ho capito che non devo vergognarmi di chiedere, perché dietro c’è tanto lavoro”.

“Mi ha anche aiutato dotarmi degli strumenti per superare l’ostacolo di non saper dare un valore economico al prodotto artistico.

Ordinando e disciplinando l’organizzazione del lavoro in un buon business plan, si creano basi solide su cui impostare il proprio percorso.

A chi intraprende la strada del business in ambito creativo suggerisco di non abbandonare la passionalità e l’istintività della parte artistica, ma consiglio di aver ben chiari dei ragionevoli obiettivi a cui puntare, fissando con rigore i binari economici entro i quali restare.

In questo modo si eviterà la frustrazione di andare a tentoni e di commettere passi falsi penalizzanti”.

Quindi, riassumendo: smettere di vergognarsi a chiedere.

Trovare e coltivare un punto di incontro con il proprio “pubblico”, che arricchisca entrambi. E dotarsi di strumenti “di navigazione” per imparare la parte commerciale.

Ma prima…

 

Prendi coscienza del tuo valore come artista

Come spero di averti mostrato con l’esperienza di Gioia, si può apprendere e diventare bravi con la parte imprenditoriale anche se all’inizio non ti “convince” molto.

Per fare questo, però, è fondamentale comprendere il proprio valore come artisti.

Anche se non disegneremo tutti la Cappella Sistina o non saremo tutti i prossimi Beatles, ciò non significa che non puoi trovare un gruppo di persone che ama quello che fai e ne trae un beneficio, per il quale è disposto a darti un compenso.

In questo caso, non ci saranno riflettori puntati, riviste patinate o red carpet da rockstar, ma una vita sostenibile, autentica e soddisfacente per te e il tuo pubblico.

Si può fare!

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