Coltivare il tuo progetto mantenendo il tuo lavoro da dipendente? Si può fare!

Set 6, 2017 | Crescita personale, Le Storie delle Womanboss

QUANDO NON PUOI MOLLARE TUTTO

Uno dei privilegi di fare questo lavoro è che ascolto tante storie di rinascita. Potrà sembrarti strano, ma tutte o quasi iniziano con il “carburante” della frustrazione.

Ognuno ha la sua personalissima spina nel fianco, ma una molto comune è questa: “Quello che faccio non mi piace e non mi rispecchia più, ma per ora non posso lasciare il mio lavoro da dipendente e mi sento in trappola”.

In pratica, vuoi cambiare, ma non puoi mollare tutto!

Nell’articolo di oggi vorrei spiegarti perché questo non dovrebbe affatto scoraggiarti, smontando il luogo comune che mettersi in proprio equivalga a “Mollare tutto e ricominciare daccapo”.

Niente di più falso!

Per carità, idealmente sarebbe idilliaco mollare tutto, prenderti una pausa alle Maldive e reinvestire su te stessa a tempo pieno, ma la realtà è che la pagnotta non si materializza spontaneamente nella tua cucina e che spesso hai da supportare economicamente non solo te stessa, ma anche altri membri della famiglia e non tenere conto di questo sarebbe irresponsabile.

Quindi, se sei in questa situazione, hai la mia piena comprensione!

Capisco che puoi sentirti in trappola, che i tuoi obiettivi da imprenditrice possano sembrarti così lontani da doverli guardare col binocolo, o che ti senti frustrata. Voglio darti una bella notizia però: non sei messa così male come credi!

Si, la frustrazione esiste, e magari dovrai farci amicizia e te la porterai avanti
ancora per un pò.

Ma in realtà, avere un lavoro stabile da dipendente, anche se magari non ti fa proprio venire gli occhi a forma di cuore, ti dà un vantaggio fondamentale nella costruzione del tuo progetto imprenditoriale: è una leva!

Cosa intendo per leva?

Intendo che avere un’entrata fissa è un OTTIMO punto di partenza per mettersi in proprio! Il tuo progetto di business, infatti, avrà bisogno di un suo tempo fisiologico per nascere, crescere, maturare e soprattutto avrà bisogno di un’investimento economico iniziale.

Avere una stabilità economica ti consente di coltivare in tutta tranquillità e serenità il tuo nuovo giardino mentre aspetti di fare il “salto”.

Questo non è assolutamente un aspetto secondario della questione!

Dal mio punto di vista, costruire il tuo business parallelamente al tuo lavoro da dipendente è una grandissima fortuna, che ti potrebbe dare un grosso vantaggio rispetto a qualcuno che magari parte da una situazione economica un po’ più precaria e non ha nessuna risorsa da investire.

Il vantaggio poi è anche psicologico: non sentirti “la fretta” di guadagnare con la tua idea, ti fa compiere scelte più lungimiranti – e vincenti.

 

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Detto questo, i problemi che ti presenteranno sono altri: come gestire il tuo tempo in modo da infilare il tuo progetto nella tua routine; come trovare le energie per fare tutto.

Ma se ti dovessi sentire scoraggiata, ricordati sempre che Einstein ha condotto gli studi che lo hanno portato a creare la teoria della relatività nel suo tempo libero, mentre lavorava all’ufficio brevetti.

Solo anni dopo gli venne offerto un posto da professore all’Università!

Grandi cose sono state fatte, e possono essere fatte, anche se tieni separate la pagnotta e la tua vocazione… Per il momento.

Questo è anche il percorso di Fiammetta, una delle Womanboss che ha concluso il primo anno dell’Academy. Lascio che ti racconti la sua esperienza, perché è una narratrice di storie, e quindi, quali parole migliori delle sue? ? . Penso possa esserti di ispirazione.

FIAMMETTA, MATEMATICA E NARRATRICE

“Sono Fiammetta, romana, 1981. Se dovessi definirmi in poche parole direi che sono curiosa, irrequieta mentalmente e che mi appassiono di cose diverse in tempi troppo rapidi: ho mille idee di continuo!

Ho la fortuna di riuscire a muovermi facilmente nelle cose: da studi diametralmente opposti (liceo classico/dottorato in matematica), allo sport, ad espressioni artistiche (fotografia/scrittura).

Lavorativamente, dopo la laurea e il dottorato ho scelto di lasciare la carriera accademica (in effetti si’, la matematica aveva esaurito il suo fascino). Una breve, ma intensa ed importante, parentesi nel mondo della cooperazione: 3 mesi in Vietnam; poi ho fatto un Master in Scienze e Tecnologie Spaziali, cercando un ambito applicativo che mi affascinasse abbastanza e così da ormai 6 anni lavoro per un’azienda che fa consulenza all’Agenzia Spaziale Europea (ESA).

Per il momento non prevedo di lasciare il lavoro, per questioni puramente pratiche, e quindi sto cercando di mettermi in discussione in un altro ruolo, sperando che questo stimoli a sufficienza la mia mente.

Negli ultimi anni mi sono ricollegata sempre più al mio lato espressivo, con la fotografia, la lettura e la scrittura ed il mondo tecnico mi risulta ormai arido e privo di spunti interessanti.

In fin dei conti io mi sono avvicinata alla matematica più da un punto di vista filosofico, amo il ragionamento, e la matematica è il linguaggio universale per eccellenza: questo mi faceva sentire collegata a chiunque altro lo conoscesse nel mondo ed è di una bellezza profonda perché consente di descrivere ogni cosa in una maniera perfetta.

Ma farne un lavoro non era la mia strada.

In sintesi direi che non riesco più a trovare bellezza in quel che faccio: bellezza che io trovo solo nelle cose universali e che uniscono le persone.

Così, complice una frattura da calcio di cavallo l’anno scorso a Luglio che mi ha costretta 8 mesi in casa a guardarmi dentro in solitudine, ho ripreso in mano le mie passioni, i miei interessi e sono approdata da Alessia.

Una lettura che lei mi ha consigliato ha acceso in me un’idea che sopiva li da tempo: raccontare le persone, quelle che mi piace chiamare divergenti: uomini e donne che hanno scelto di seguire la propria luce interiore, il daimon seguendo la definizione di Hilman.

Lo faccio per me in prima istanza: so che raccontare la vita degli altri mi aiuta a svolgere la mia e a riconnettermi a pieno con il mio daimon.

Alessia sta aiutandomi a dipanare la matassa e a creare il mio filo conduttore.

Il lavoro che ho fatto e sto facendo con lei di preparazione/studio, progettazione e realizzazione mi fa sentire di stare facendo davvero dei passi in quella direzione e questo mi accende.

Cerco di dedicare del tempo quotidiano al progetto: ho cambiato molto le mie abitudini, ormai mi alzo normalmente alle 6 anche se non sempre ottimizzo il tempo che ho prima di uscire per lavoro; prima per me alzarsi alle 7.30 era difficilissimo!

Ho cambiato l’alimentazione e mi sto prendendo piu’ cura di me e del mio corpo, ho un sonno migliore e sto concedendomi cose che mi fanno stare bene.

Non so immaginare quando avverrà il cambio, per il momento cerco di tenere vive le due situazioni nel modo migliore che mi possa riuscire.

La paura di perdere appigli è stata ed è forte: tengo quasi più di ogni altra cosa all’indipendenza e autonomia e questo lavoro me le concede.

Ma ho capito che ho bisogno anche di concedermi di vivere di ciò che amo.

A qualcuno nella mia stessa situazione, consiglierei di non smettere mai di cercare la propria strada, anche se può essere frustrante, di accettare i bassi come dei momenti normali di ricarica, ma di non lasciare quello che ci rende vivi. I miracoli si possono fare anche se a volte ci vuole tantissimo tempo”.

 

TRASFORMA L’OSTACOLO IN RISORSA

La storia di Fiammetta è un esempio di quanto enormemente ti puoi mettere in discussione e mettere le basi per qualcosa di nuovo anche senza smettere di fare quello che stai già facendo, o rinunciare alla tua stabilità economica.

Fiammetta si è messa in gioco non soltanto nella creazione del proprio progetto, ma anche nel cambiare le proprie abitudini per coltivarlo, con un’immensa dose di coraggio e determinazione.

Quando un giorno avrà voglia e possibilità di fare il salto, sarà molto avvantaggiata dalla sua stabilità, che le ha dato la possibilità di crescere economicamente e umanamente.

D’altro canto, ci sono moltissimi esempi di persone che per tantissimo tempo portano avanti parallelamente un lavoro da dipendenti ed un business. Si può fare!

Quel lavoro che ti rende frustrata, può essere una risorsa anziché un ostacolo per coltivare ciò che ami. Sentirti “in trappola” non dovrebbe assolutamente essere un motivo per rinunciare! Se ti trovi in questa situazione hai a disposizione una leva formidabile, non dimenticarlo!

Per concludere, a che punto sei?

Riesci a coltivare il tuo progetto e a portare avanti il tuo lavoro contemporaneamente?

Condividimi le sfide che incontri nella tua finitissima giornata di 24 ore, e vediamo se ti posso aiutare con qualche dritta o futuro articolo a superarle

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