Impressioni di settembre

Set 20, 2017 | Crescita personale

TEMPO DI BILANCI E NUOVO ANNO DI LAVORO

Non so per voi, ma almeno per me, Capodanno viene due volte l’anno:  il 31 gennaio e il 15 settembre!

Sembra uno scherzo, ma in realtà, penso che non sono l’unica a portarmi dietro dai tempi della scuola, questa bizzarra sensazione che “l’anno nuovo” ricominci per davvero alla fine delle vacanze estive!

Il che significa che, un po’ come gennaio, settembre è per me un mese di bilanci e valutazioni, che mi faceva piacere condividere.

Come ti ho raccontato qui, l’estate scorsa ho fatto un epico trasloco e quando è arrivata l’ora di fermarsi, verso la fine di luglio, a malapena mi ricordavo come mi chiamavo.

Sono praticamente scappata in Trentino, in mezzo alle montagne, dove, dopo aver ripreso i sensi, ed essermi abbandonata alla bellezza dei paesaggi, ho ricominciato a raccogliere tantissimi stimoli per la mia crescita e per il prossimo, ehm, “anno scolastico”.

Durante questo mio ritiro meditativo ho fatto il bilancio del 2017, e mi sono messa a ragionare: rispetto agli obiettivi che mi ero data al Capodanno n.1,  sono andata fuori strada o sono nella giusta direzione?

Come ti ho raccontato quando ti ho parlato della mia stramba abitudine di fare mappe concettualiogni anno mi focalizzo su un tema, una qualità, un pezzetto di crescita interna che voglio sviluppare e manifestare all’esterno nei miei obiettivi.

Il 2017 era il mio “anno del si”; e per me “si” significava esporsi, affermare la propria identità all’esterno.
Non era una sfida da poco che mi ero prefissata!

L’11 settembre infatti è stato il mio 2° compleanno come business coach.

L’anno passato per il mio business era stato un anno più intimo, di crescita interna, di costruzione silenziosa: ho evitato di espormi tanto perché mi sentivo ancora in fase di definizione della mia identità di business.

Nel momento in cui ho maturato i miei nuovi confini, a gennaio, ho deciso di espandermi, e di puntare a una maggiore visibilità, dicendo “si” alle opportunità di espansione che si presentano, anche quando significano fare quelle cose che magari mi fanno un po’ (tanta) paura...

Alla fine riflettendo sui risultati raggiunti, sono stata abbastanza soddisfatta del mio percorso finora, ma c’era una cosa che mi premeva affrontare da tempo e l’estate 2017 sembrava il momento giusto per farlo (non ridere): imparare ad andare in bicicletta!

Già, hai capito bene, non ho mai imparato ad andare in bicicletta senza rotelle, e per il mio “anno del si” mi sono voluta regalare questo brivido.

HAI VOLUTO LA BICICLETTA E MO’ PEDALA!

L’idea mi è venuta grazie al libro di Chiara Gamberale “Per dieci minuti”.

 

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Del libro ho apprezzato proprio questo concetto di mettersi al di fuori della propria zona di comfort, fino a scoprire parti di noi stesse che non sapevamo nemmeno di possedere.

Ho fatto un rapido calcolo e mi sono ricordata che, a questo punto della mia vita, per allenarmi a uscire dalla mia zona di comfort la cosa migliore che potessi fare era colmare il vergognoso gap  della bicicletta.

Quando ero bambina, anche io come tutti avevo la bicicletta e rotelle; poi, per questioni varie ed eventuali dopo quella con le rotelle non ho mai avuto una vera bici, e ogni volta che pensavo di rimediare, il disonore di essere diventata adulta senza saper stare in equilibrio su due ruote era ormai troppo grande per trovare il coraggio di affrontarlo.

Per fortuna, ci ha pensato mio marito Simone a ricordarmi che forse,  a 40 anni era venuto il momento di farlo, e per il mio compleanno a giugno mi ha regalato una bicicletta e un tracker – un sublime e subliminale messaggio. Ergo, mettiamo la bici sulla macchina, e in territorio trentino, diamo il via alla grande sfida.

Naturalmente sapevo di non essere capace, tuttavia non potevo immaginare sarebbe stata così dura.
Sentirsi incapaci, arrivati a una certa età, può davvero fare la differenza (in negativo).
Salite, discese, curve, marce: mi sono sentita una vera idiota e oggettivamente ridicola. Oltre che impanicata. “Ma chi me lo fa fare?!” ho pensato.

Cercare di fare minimi progressi in cose in cui ci sentiamo totalmente incapaci (e incapacitate), è davvero una questione di allenamento alla pazienza e alla costanza.

Cose di cui una persona come me, ha bisogno per evolvere!

Quindi, alla fine, nonstante l’agonia di provare, insistere e non riuscire, e gli attacchi isterici, è stata davvero un’esperienza che ha cambiato qualcosa per me: mi ha ricordato ancora una volta quanto valga la pena di insistere ad esplorare quelle parti di noi che reputiamo “non buone”, o semplicemente, sconosciute.

Muscoli, che non abbiamo mai allenato e quindi non sappiamo nemmeno di avere.

E non parlo solo dei muscoli corporei!

Ritrovarmi faccia a faccia con questo discomfort e la mia “incapacità” mi ha fatto capire, ancora una volta, il valore del rimettersi in discussione.

E questa è la cosa principale che mi sono portata a casa dalle mie vacanze.

Oltre a una quantità notevole di acido lattico visto che ora la cavalco con destrezza!

 

IL CERCHIO SI CHIUDE

In realtà però, questo esperimento ciclistico non mi ha portato solo saggezza zen e tempra caratteriale, ma anche un’altra, involontaria , non pianificata riflessione.

L’effetto collaterale delle (prima orribili e poi bellissime) pedalate in montagna,  è stato uno sfiancamento totale nelle ore serali, che quindi non sono state devolute alla movida, ma alla lettura dell’autobiografia dell’icona della moda e nonna-punk Vivienne Westwood.
Questo libro mi ha ispirata tantissimo; il modo in cui Vivienne parla di moda, ambiente, politica; tutto è interconnesso nella sua visione delle cose.

E così ho iniziato a riflettere proprio su questa interconnessione, che poi in fondo è alla base del mio lavoro.

Spesso ho spiegato come il mio metodo di business coaching sia “integrato”; non che questa parola mi faccia impazzire, perché comunque non è di immediata comprensione per tutti, ma sinceramente non ne avevo mai trovata una migliore che sintetizzi come il cambiamento interno e quello esterno siano collegati e si influenzino a vicenda.

Ho pensato che il termine “metodo circolare” sia più adatto per descrivere quello che faccio: si va a lavorare su una parte, certi che il cambiamento di quella parte si ripercuoterà poi su tutto il resto, e così via all’infinito, proprio perché tutto è interconnesso.

Al ritorno dal Trentino, tutto ha iniziato a prendere forma sulla mia parete lavagna, in un mega brainstorming post vacanza. Da queste riflessioni voglio che nasca un approfondimento del mio metodo.

Ora sto studiando e approfondendo il pensiero sistemico, che studia l’interazione circolare tra noi e l’ambiente.

Mi piacerebbe che da tutto ciò ne scaturisse uno strumento, un layout che può essere utile a tutte, come un business model canvas, per progettare il proprio business all’interno di un percorso di crescita personale.

Non sono ancora arrivata alle conclusioni, ma sono molto eccitata che la mia avventura in bicicletta abbia finito per catalizzare così tante riflessioni inaspettate!

Non vedo l’ora di condividere con te, in questo nuovo “anno”, le novità che nasceranno da tutta questa massa informe di idee!

E io che volevo “solo” imparare ad andare in bicicletta ?

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